LINGUAWIRE
L’economia degli Stati Uniti è cresciuta più del previsto nel terzo trimestre, mentre l’inflazione è aumentata. Intanto, una lettera americana propone di ripr
A current Italian news story adapted for language learners at B1, with audio, transcript, vocabulary and comprehension work.
Benvenuti a LinguaWire.
Oggi parliamo della crescita dell’economia statunitense e dell’inflazione, poi di una lettera americana che potrebbe riaprire il dialogo con l’Iran.
Tutto quello che diciamo oggi è scritto per voi, con il vocabolario spiegato, su linguawire.com.
Cominciamo dagli Stati Uniti, dove l’economia è cresciuta più del previsto nel terzo trimestre, mentre l’inflazione è aumentata.
Con noi c’è Martina, la corrispondente di LinguaWire per l’economia.
Ciao Luca. La prima stima dell’Ufficio di analisi economica del Dipartimento del Commercio dice che il prodotto interno lordo degli Stati Uniti è cresciuto a un ritmo annualizzato del 3,4 per cento nel terzo trimestre.
Un dato migliore delle previsioni?
Sì. Gli economisti prevedevano in media una crescita del 3,2 per cento. Le loro stime andavano dall’1 al 4,2 per cento. Si tratta comunque di una stima iniziale, che potrà essere aggiornata.
Che cosa ha sostenuto questa crescita?
Hanno pesato soprattutto i consumi delle famiglie, rimasti solidi, e gli investimenti delle imprese collegati all’intelligenza artificiale. Questi elementi hanno più che compensato l’effetto dei prezzi del petrolio più alti, legati al conflitto in Medio Oriente.
Eppure molte famiglie sembrano giudicare l’economia in modo meno positivo.
È così. La fiducia dei consumatori è peggiorata molto, quindi c’è una distanza tra i dati della crescita e la percezione di molte famiglie. Inoltre, il ritmo attuale è superiore a quello che alcuni responsabili della Federal Reserve considerano compatibile con una crescita che non alimenta ulteriormente l’inflazione: circa il 2 per cento.
Che cosa dicono gli ultimi dati sui prezzi?
L’indice PCE, la misura dell’inflazione preferita dalla Federal Reserve, mostra che a settembre i prezzi sono aumentati dello 0,5 per cento rispetto al mese precedente. L’inflazione annua misurata con il PCE è salita dal 3,4 per cento di agosto al 3,6 per cento di settembre.
E l’inflazione di base?
Sempre secondo l’indice PCE, l’inflazione di base è salita al 3,1 per cento annuo. Questo dato esclude alimentari ed energia, perché i loro prezzi possono cambiare rapidamente.
C’è un altro indice che conferma l’aumento dell’inflazione?
Sì. L’indice dei prezzi al consumo, pubblicato dal Dipartimento del Lavoro, indica che l’inflazione annua è passata dal 3,4 per cento di agosto al 3,7 per cento di settembre. I due indici sono diversi, ma entrambi segnalano un’accelerazione dei prezzi.
Come ha risposto la banca centrale americana?
Mercoledì la Federal Reserve ha lasciato il tasso di riferimento tra il 3,75 e il 4 per cento e ha riconosciuto che l’inflazione resta elevata. Tassi più alti possono frenare i prezzi, ma rischiano di rallentare l’economia e il mercato del lavoro.
Che cosa bisognerà seguire adesso?
Molti economisti si aspettano un aumento dei tassi a dicembre. Il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha detto che l’attività economica resta forte, nonostante le incertezze geopolitiche. Alcuni economisti avvertono però che il peso crescente degli investimenti nell’intelligenza artificiale potrebbe far apparire il dato sul PIL meno rappresentativo dell’intera economia.
Grazie, Martina.
Passiamo ai rapporti tra Stati Uniti e Iran, dove una lettera del vicepresidente americano potrebbe offrire una nuova possibilità alla diplomazia.
Ne parliamo con Enzo, il corrispondente di LinguaWire per gli esteri.
Ciao Luca. Il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, ha inviato una lettera personale a Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran. La lettera propone di riprendere i negoziati.
Quando è stata inviata?
È stata inviata domenica, dopo una mediazione condotta soprattutto dal Qatar. Una risposta iraniana è attesa a breve. L’esito potrebbe essere importante per evitare un nuovo grande conflitto tra Stati Uniti e Iran dopo le elezioni americane di metà mandato.
Che cosa chiede Washington a Teheran?
Gli Stati Uniti chiedono all’Iran di assumere impegni sul suo programma nucleare fin dall’inizio del processo. In cambio, il processo dovrebbe portare alla riapertura dello stretto di Hormuz entro sette giorni e a un alleggerimento delle sanzioni americane.
Perché l’Iran è riluttante ad accettare?
Teheran teme di prendere impegni immediati e irreversibili mentre le misure americane in cambio potrebbero essere revocate in seguito. Washington vuole impegni precisi sulla rimozione delle scorte iraniane di uranio altamente arricchito.
Quale misura concreta viene discussa?
Una possibilità sarebbe esportare queste scorte in un Paese terzo. L’Iran teme però di perdere una leva nei negoziati. È anche contrario al ritorno degli ispettori nucleari delle Nazioni Unite, perché teme che possano fornire agli Stati Uniti informazioni sulla posizione e sulle condizioni delle scorte.
Teheran ha proposto una strada diversa?
Sì. Ha proposto di ridurre l’arricchimento delle scorte, così da renderle inutilizzabili per costruire un’arma nucleare. Resta quindi un disaccordo sull’ordine delle misure: gli Stati Uniti chiedono impegni specifici subito, mentre l’Iran vuole garanzie.
Di quali garanzie si parla?
È stata discussa una garanzia di un Paese terzo, per assicurare che entrambe le parti rispettino gli impegni. La Cina viene spesso indicata come l’unico Paese con un peso sufficiente per offrire una garanzia di questo tipo.
L’Iran ha indicato anche altre condizioni?
Il capo negoziatore iraniano, Mohammad Ghalibaf, ha scritto su X che i mediatori conoscono già le sette condizioni di Teheran. Tra queste ci sono la revoca delle sanzioni, la fine del congelamento dei beni iraniani e la fine della guerra su tutti i fronti. Quest’ultima richiesta implica un cessate il fuoco israeliano in Libano.
Che cosa significa il ritorno di Vance ai negoziati?
È un segnale che gli Stati Uniti non hanno abbandonato la diplomazia. Vance è stato scettico sulla guerra. Ora la risposta dell’Iran dirà se il dialogo potrà ripartire o se la tensione continuerà a crescere.
Grazie, Enzo.
Parte uno: parole utili.
L’impegno.
È una promessa o un dovere che si accetta; nella storia: «Gli Stati Uniti chiedono all’Iran di assumere impegni sul suo programma nucleare fin dall’inizio del processo.»
L’azienda ha preso un impegno per ridurre i rifiuti.
La scorta.
È una quantità di materiale conservata per usarla; nella storia: «Una possibilità sarebbe esportare queste scorte in un Paese terzo.»
Il supermercato conserva una scorta di acqua.
La garanzia.
È una promessa di protezione o di sicurezza; nella storia: «È stata discussa una garanzia di un Paese terzo, per assicurare che entrambe le parti rispettino gli impegni.»
La banca offre una garanzia per il prestito.
Parte due: la grammatica.
La proposizione con perché: «È anche contrario al ritorno degli ispettori nucleari delle Nazioni Unite, perché teme che possano fornire agli Stati Uniti informazioni sulla posizione e sulle condizioni delle scorte.»
Con perché introduciamo il motivo di un fatto, di una scelta o di un’opinione. La parte dopo perché spiega la ragione.
Nella storia: «È anche contrario al ritorno degli ispettori nucleari delle Nazioni Unite, perché teme che possano fornire agli Stati Uniti informazioni sulla posizione e sulle condizioni delle scorte.»
Resto a casa perché sono stanco.
Ripeti: È anche contrario al ritorno degli ispettori nucleari delle Nazioni Unite, perché teme che possano fornire agli Stati Uniti informazioni sulla posizione e sulle condizioni delle scorte.
Italian news for learners · Italian podcast · Italian Coursebook · Italian level test · Today's episodes · How it works · Podcast and video · Programme · News · Coursebook · Level check · For students and exams · Weekly crossword · Enrol