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La guerra in Iran costa già 38 miliardi di dollari agli Stati Uniti, mentre in Algeria cresce il dibattito sulla pena di morte dopo i grandi incendi.
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Benvenuti a LinguaWire Italiano B1.
Oggi abbiamo due storie: 38 miliardi di dollari per la guerra in Iran e le richieste sull’Algeria dopo gli incendi.
Per aiutarvi a capire questo episodio, su linguawire.com trovate le trascrizioni, le traduzioni in inglese e il vocabolario spiegato.
La guerra con l’Iran sta già costando moltissimo agli Stati Uniti, e il conto potrebbe ancora salire.
Ora parliamo con Matteo, il corrispondente di LinguaWire per la società.
Grazie, Luca. Il punto chiave è proprio questo.
Secondo una valutazione dell’ufficio di bilancio del Congresso, la guerra è costata agli Stati Uniti almeno 38 miliardi di dollari.
Il conto arriva fino alla fine di luglio.
Una cifra enorme. E non riguarda solo le armi usate in battaglia, vero?
Esatto.
Il rapporto dice che la spesa include soprattutto munizioni.
Dice anche che i costi diretti vanno dal 28 febbraio all’1 agosto.
Restano fuori alcune spese legate alle basi americane colpite dagli attacchi iraniani.
Quindi il numero che vediamo è già alto, ma non è nemmeno il totale completo.
Proprio così.
Il documento aggiunge che i costi potrebbero crescere di altri 2 o 3 miliardi al mese.
Questo succederebbe se i combattimenti continuano.
E per le famiglie americane cosa cambia, concretamente?
Cambia soprattutto il prezzo della vita quotidiana.
Il rapporto prevede circa mezzo punto percentuale in più di inflazione.
Parla dell’inizio del prossimo anno.
Questo effetto è molto diretto. E non arriva subito con le immagini del conflitto.
Sì, ed è il lato meno visibile della guerra.
Quando salgono i prezzi dell’energia, la pressione si sente in tutta l’economia.
Non solo al distributore, ma anche nel carrello della spesa e negli affitti.
Il rapporto parla anche delle scorte militari, giusto?
Sì.
Dice che le scorte americane di missili e armi di difesa aerea si sono ridotte molto.
Ricostruirle potrebbe richiedere mezzo decennio o più.
Se ci fosse un’altra crisi grande, il Pentagono avrebbe meno margine di risposta.
Quindi il problema non è solo quanto si spende oggi, ma anche quanto resta per domani.
Esatto.
C’è anche un altro dettaglio importante.
Il Pentagono non ha collaborato con l’analisi.
Non ha fornito le informazioni richieste.
Mi sembra un caso in cui economia e sicurezza si toccano davvero da vicino.
Sì, e infatti il messaggio del rapporto è proprio questo.
Una guerra non finisce quando smettono le bombe.
I suoi effetti possono durare molto più a lungo nei bilanci pubblici e nella vita quotidiana.
Grazie, Matteo.
In Algeria, il dibattito sulla pena di morte si è riacceso dopo i grandi incendi.
Ora parliamo con Chiara, la corrispondente di LinguaWire per la giustizia.
Grazie, Luca. Qui la notizia è che Amnesty International chiede all’Algeria di fermare i piani per ampliare la pena di morte.
Chiede anche di riprendere le esecuzioni.
E tutto questo nasce dopo gli incendi dell’ultimo mese, giusto?
Sì.
Secondo il testo della dichiarazione, gli incendi hanno ucciso almeno 12 persone.
Hanno ferito 54 altre.
Le fiamme hanno distrutto interi villaggi nella regione della Cabilia e in altre zone del nord-est del paese.
Quindi la risposta politica è arrivata molto in fretta, ma anche con molta durezza.
Esatto.
Dopo gli incendi, il presidente Abdelmadjid Tebboune ha ordinato al ministro della Giustizia di cambiare la legge.
Vuole includere l’incendio doloso tra i crimini punibili con la morte.
Vuole includere anche i rapitori e gli abusi sui minori.
E il presidente ha parlato anche di ricorso, se non sbaglio.
Sì, ha detto che chi viene condannato a morte potrà fare appello prima dell’esecuzione.
Ma Amnesty non si concentra solo sulla procedura.
Dice che il governo potrebbe usare queste nuove regole contro l’opposizione politica interna.
Questa è una critica forte. Su quali segnali si basa?
L’organizzazione cita un dato preciso.
Tra il 26 luglio e il 10 settembre, le autorità hanno arrestato 20 persone.
Erano in attesa di indagini per incendio doloso e sovversione.
La sovversione è un’accusa molto pesante.
In alcuni casi può essere collegata al terrorismo.
E non è la prima volta che in Algeria un incendio porta anche a un clima politico più duro.
No, infatti.
Amnesty ricorda anche gli incendi del 2021.
Hanno lasciato 90 morti.
In quel periodo il governo ha portato avanti processi contro molte persone.
Le accuse erano legate al terrorismo.
Il governo ha attribuito la responsabilità a un gruppo di opposizione della Cabilia.
Lo considera un’organizzazione terroristica.
Quindi il nodo non è solo la punizione del reato, ma anche il rischio di allargare troppo la repressione.
Esatto.
Amnesty dice che la vera risposta dovrebbe andare alla radice del problema.
Parla della crisi climatica e della prevenzione dei disastri.
In altre parole, punire dopo non basta se non si riduce il rischio prima.
È un tema delicato, perché parte dal dolore reale delle famiglie colpite.
Sì, e proprio per questo il dibattito è così teso.
La questione non è se i crimini vadano presi sul serio.
La questione è come farlo senza trasformare un’emergenza in uno strumento politico.
Grazie, Chiara.
Passiamo alla lingua di oggi.
Nel servizio sull’Iran, tre parole utili sono: munizioni, scorta, energia.
Munizioni: proiettili e altro materiale usato nelle armi; nel servizio è usato in «la spesa include soprattutto munizioni». Per esempio: Le munizioni sono finite molto in fretta.
Scorta: una riserva di qualcosa tenuta da parte; nel servizio è usato in «le scorte americane di missili». Per esempio: Abbiamo una scorta di acqua in casa.
Energia: forza che fa funzionare macchine, case e trasporti. Nel servizio è in «quando salgono i prezzi dell’energia». Per esempio: Oggi l’energia costa di più.
È costata.
Si usa per parlare di un’azione passata vista come completa. Si forma con il presente di avere o essere e il participio passato.
Ho, hai, ha, abbiamo, avete, hanno.
«La guerra è costata agli Stati Uniti almeno 38 miliardi di dollari».
«La vacanza è costata molto più del previsto».
Ripeti: è costata
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